SYLVIA PLATH

SYLVIA PLATH

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Sylvia Plath, 27 ottobre 1932 a Boston, SCORPIONE ascendente ACQUARIO

Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu’ perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

Sylvia Plath

Sylvia nasce estranea ed estraniata; Ascendente Acquario e Urano in II Casa – radici tagliate, estirpate – forse mai del tutto formate, Saturno in Capricorno in Casa XII. Sole in Scorpione in VIII Casa, una figura di padre nebulosa e nascosta, identità da ricercare, progetto di vita che fatica a sentirsi autorizzato a venire alla luce. Il segno dello Scorpione si trova a casa sua in Casa VIII,  dove ogni volta muore a se stesso per trovare la sua identità celata. Un tema che narra di una esistenza che si mette in moto ogni volta attraverso il suo contrario – la morte – o il pericolo di perdere la vita, che fa reagire con l’istinto puro di sopravvivenza. Profonda esigenza di cercarsi tramite le ombre e le feritoie al limite tra i possibili mondi, dove l’intimità con gli altri esseri umani ci svelano spazi di fiducia e accoglienza, oppure all’opposto perdita totale di noi stessi nell’altro.

Sylvia forse non ha mai saputo fino a che punto spingersi senza precipitare, e in quale luogo fisico e reale, potesse esistere la fortuna di meritarsi il diritto all’esistenza – Casa VIII  governatore Scorpione e Plutone in Casa V – estremo tentativo di sabotare e distruggere ogni forma creativa e luminosa di sé: senso di colpa della possibilità di creare o creare è impossibile senza la colpa? Per lungo tempo la Plath ha navigato nelle acque della propria stagione all’inferno e in quella stagione ha poi chiuso la sua vita, in maniera fredda e determinata, lucida e spietata, ma anche teatralmente da eroina drammatica, vero Scorpione che in una situazione senza uscita, si dà la morte avvelenandosi con le sue mani.

Squarci di vitalità nell’innamoramento, nella scrittura, che nascondevano al di sotto, l’impossibilità di fidarsi della vita e dei sentimenti, propri ed altrui, fino a quando, in una ricerca continua di trasformazione di se stessa per rinascere dalle proprie ceneri, ha spiccato il volo oltre la vita.  Se la toglierà per sua mano molto presto, a nemmeno 30 anni – dandola vinta ad Ade il Dio degli inferi e a quel senso così provvisorio d’esistere, e a quel Plutone che in V Casa sofferto e contraddittorio – sentiva forse di morire un po’ ogni volta per poter creare. Una V Casa governata da una Luna in Bilancia, praticamente quasi isolata che ha cercato l’estatica bellezza. Immolarsi alla vita per sentire di essere davvero in grado di crearla la vita, sempre una Casa V in cui creatività e morte s’intrecciano (Sylvia abortirà uno dei suoi figli , nonostante poi ne ebbe altri due). Lascerà i suoi due figli piccoli con il suo suicidio, non sufficienti con il loro amore a fermarla e tenerla nel mondo dei vivi, nella sua morte pensata ed organizzata a mente lucida (Mercurio in Scorpione in IX Casa – la scelta dell’ultimo viaggio da compiersi).

Sylvia scrive, scrive da sempre diari, poesie, romanzi anche se con uno pseudonimo (nascondimento Plutonico), diviene tramite e mezzo espressivo per convogliare i più profondi sentimenti umani. I suoi ideali di perfezione e un conflitto mente – pulsioni (Luna in Bilancia, Nettuno in VII Casa, Sole governatore Casa VII), la resero fragilmente esposta nella ricerca di quell’amore che salva o uccide, al pericolo dell’amore e le sue proiezioni ingannatrici sul maschile (il suo affascinante e misterioso Sole in VIII e il fuoco di un Marte in Leone).

Intrappolata nelle griglie di un’epoca che ancora non poteva riuscire a dare la stessa libertà a uomini e donne, si trovò lei stessa ad esserne vittima e non riuscire a uscire dalla contraddizione interna rispetto al ruolo del femminile: vivere il talento artistico e/o la maternità, il lavoro quotidiano e la poesia, il ruolo di donna e di madre (valori terreni Vergine e spirito Uraniano). Un uomo accanto professore e poeta – magnifica proiezione idealizzata e potente del suo maschile non pienamente vissuto, realizzato, espressivo, meraviglioso e distruttore; quando la deluderà si trasformerà in carnefice interpretando il ruolo di colui che tradisce – dramma Scorpioniano per eccellenza: il non potersi fidare di nessuno per paura, che autoperpetua l’inganno e la ferita delusiva di ricevere ciò che si teme di più.

Sylvia come donna, si troverà imbrigliata negli obblighi Verginei di donna madre lavoratrice, dovendo sacrificare la sacra arte (Nettuno, Giove e Venere in Vergine in VII Casa), anima scissa tra immensi picchi vitali di spirito Uraniano. Discese agli inferi nelle depressioni Plutoniche e una Luna in Bilancia isolata, unico scampolo d’aria che non può bastare.  Isolata non comunica a sufficienza con le altre polarità nell’aiutarla a portare giustizia ed equità – non ritrova l’equilibrio delle parti (Venere – Bilancia). Queste scissioni non saranno in grado di trovare il giusto mezzo tra corpo, mente e anima che i valori Vergine in VII casa, le avrebbero chiesto di integrare.

Chissà com’è andata davvero allora … non eravamo con lei per saperlo, negli anni giovanili le venne diagnosticato un disturbo bipolare, e la sua vita fu costellata di episodi di grandissima vitalità alternati da profondissime depressioni – La doppia quadratura Urano – Plutone – Saturno, contiene una grossa chiave di lettura rispetto a quello che sembrava essere così frastagliato e difficile da ricongiungere nella sua psiche. Urano in II Casa, governatore dell’Ascendente, è motore instancabile e inquieto che fa fatica ad appartenere a valori collettivi dell’epoca, solo che questo stato di diversità e non radicamento, faticherà poi a portare fuori ed autolegittimarsi senza colpe nella propria identità creativa – Plutone in V Casa – a sua volta non espresso e mortifero, inabisserà ancora di più la propria vitalità, il coraggio nei cambiamenti, che sono possibili solo con un forte radicamento interiore e nell’affrontare il proprio potere personale (Sole in Scorpione in VIII Casa).

Non esistono Temi Natali tragici o predestinati, a posteriori tutto sembra confermarcelo, ma non è così. Spesso è il contesto in cui ci troviamo a vivere a fare la vera differenza. In un periodo storico in cui l’emancipazione del femminile, era ancora molto lontana dal potersi sentire autolgittimata alla libertà, per una donna credere nel proprio potere personale, nella propria unicità e possibilità di vivere una vita fuori dagli schemi e dai valori che erano imposti e più consoni all’uomo, era un’impresa dura e ricca di contraddizioni interiori. Sylvia ne è la prova.

Le sue poesie e i suoi scritti sono rimasti, lei vittima di se stessa non ce l’ha fatta a volare libera in vita, l’ha fatto in un’altra dimensione chissà dove, oppure ha scelto di sacrificarsi in nome della sublime arte e creazione, abbracciando il suo Ascendente che dall’ultimo grado di Acquario fluisce immediato nei Pesci e nel suo Nodo Lunare in Pesci –  amore universale – eterna nelle pagine giunte fino a noi, senza più il peso del corpo, tra i gli ideali più puri, le parole inespresse e i cieli illimitati.

 

Anna Elisa Albanese

 

Limite (Febbraio 1963, scritta poco prima di morire)

La donna ora è perfetta
Il suo corpo
morto ha il sorriso della compiutezza,
l’illusione di una necessità greca
fluisce nei volumi della sua toga,
i suoi piedi
nudi sembrano dire:
Siamo arrivati fin qui, è finita.
I bambini morti si sono acciambellati,
ciascuno, bianco serpente,
presso la sua piccola brocca di latte, ora vuota.
Lei li ha raccolti
di nuovo nel suo corpo come i petali
di una rosa si chiudono quando il giardino
s’irrigidisce e sanguinano i profumi
dalle dolci gole profonde del fiore notturno.
La luna, spettatrice nel suo cappuccio d’osso,
non ha motivo di essere triste.
E’ abituata a queste cose.
I suoi neri crepitano e tirano.

Sylvia Plath

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Sylvia Plath e Tedd Hughes, suo marito.

 

  

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