QUANDO NON HAI Più PROTETTO Ciò CHE AMI?

QUANDO NON HAI Più PROTETTO Ciò CHE AMI?

 

 

Ho imparato, e sto imparando ogni giorno, il vero significato della parola “protezione”. Per molto tempo non ho avuto i confini solidi di me stessa, la mia identità vacillava come in una sorta di nuvola dai contorni poco delineati, qualcosa che non può essere definito e che io credevo non necessitasse nemmeno di essere protetto. Pensavo fosse una buona valvola di fuga, non definire mai niente, per non perdere mai qualcosa o qualcuno, e questo è un meccanismo che usiamo spesso in molte cose ogni giorno. La vaghezza si crede falsamente che possa proteggere. Il non rivelarsi come scudo difensivo. Avete presente le linee di demarcazione tra gli Stati o tra le villette a schiera? Ecco, anche noi abbiamo una linea di confine tra noi e gli altri, tra noi e i nostri principi e valori, tra noi e ciò che sentiamo di volere, ma se questa linea non si è formata, o se noi siamo ancora in ricerca della nostra linea di demarcazione e nemmeno l’avvertiamo, faremo entrare nella nostra vita tutto senza accorgerci: dalle truppe nemiche alle invasioni di cavallette, dagli amori sbagliati ai cosiddetti vampiri energetici, semplicemente perché non sentiamo di dover proteggere qualcosa all’interno del nostro steccato inesistente.

 

A livello astrologico colui che si occupa di difendere il territorio e portarci nella direzione di ciò che vogliamo è il caro Marte, Dio guerriero, ma anche colui che sa dire i No e i Si. Marte si incarica di farci sentire rabbia se il nostro territorio viene oltraggiato, saccheggiato e invaso, se noi non siamo vicini al nostro Sè e ci siamo traditi.

 

Essere “senza confini”: dette così sembrano parole affascinanti, un po’ “dannate” e rock’n’roll, almeno io per tanto tempo ho pensato lo fossero, e di essere fluttuante e libera, senza troppi Si né No definiti, permeata da un’aura di mistero e dolcezza (perché il non dire quasi mai No, è sempre meno pericoloso che passare per “stronza” ed essere rifiutata). Mi sembrava bello correre sul filo del rasoio, vantandomi di un’apertura di vedute che credevo altri, quelli del mondo normale che reputavo come noiosamente rigido, non avessero. Invece c’è un certo punto della vita in cui ti accorgi, che è negli anni giovanili che butti i semi di ciò che sarà il dopo, è lì che scegli dove schierarti, per cosa vale la pena vivere, lottare o perseguire. I valori, anche se credi di non averli, prendono la forma dei campi di vita che sceglierai. E’ nelle piccole cose che tu preservi un amore, una situazione, una passione. E se per tanto tempo non hai preservato, protetto, dato importanza e valore, investito veramente per ciò che ti faceva ardere, poi ti trovi nelle mani nulla, o ti ritrovi nelle mani ciò in cui non credi. Legge Saturnina del karma forse, o semplicemente legge della vita, come nelle storie dei romanzi di formazione, in cui vediamo sempre un’eroe o eroina giovane e inesperto, imparare dopo essersi scottato, aver perso tutto e ricominciato su altri valori e fondamenta. Così anch’io da giovane, senza steccati né linee di confine, credevo di investire fidandomi ciecamente, buttandomi a capofitto nella vita, temeraria e coraggiosa, ma ho scoperto dopo che quella non era fiducia, ma illusione e falsa credenza che dovesse essere l’altro e preservare i miei sogni e me stessa di cui io non mi occupavo.

 

 A livello astrologico è infatti Venere, il femminile di Marte, la sua amante, a darci la capacità di saper scegliere e dare valore. Una Venere che però fin da piccola ha tradito i suoi valori, perché necessitava prima di tutto di essere amata, ci metterà tanto tempo, nel riprendere e trovare ciò che ama di sé prima di tutto – e poi ciò a cui dare valore (spesso possono essere valori diversi dalla famiglia o da ciò che ci dà sicurezza per questo si baratta facilmente tutto questo da bambini in cambio di sicurezza. Non solo Venere dunque come relazione, ma soprattutto come senso del piacere dato da ciò a cui diamo valore che ci restituisce un senso di bellezza e autostima personale. Ciò a cui daremo valore e la nostra modalità affettiva, verrà rispecchiata nel partner che sceglieremo che corrisponderà a quei valori dentro di noi.

 

Ci si mette tanto, non a livello temporale, ma come tempo interiore d’Anima, a costruire una relazione che si basi veramente su parole come fiducia, amore, valori condivisi e rispetto. Per quanto mi riguarda, sono tardiva, perchè prima queste parole non erano nemmeno rivolte a me stessa, come potevano essere a qualcun altro? L’amore fanciullesco e giovane era qualcosa di ideale che doveva essere amore incondizionato – o tutto o niente – il rispetto e la fiducia, pensavo esistessero negli amori tiepidi degli anziani, che vedevo come lontanissimi da me. Ma ora sto capendo che basta un soffio a distruggere qualcosa, a distruggere la fiducia (quando ci si fida veramente e non si sfida non fidandosi – lì si è fuori dalla relazione ma si è nella schermaglia amorosa). Tutto può crollare in un secondo se non stiamo più investendo fiducia, come un castello di sabbia che ci si è messo tantissimo a costruire. 

E’ davvero questione di attimi tradire quel patto che si è fatto con l’altro o anche con qualcosa che amiamo, che sembra deluderci e per cui non investiamo più e a cui non diamo più valore. Non sono gli atti grandi che distruggono, non sono le mareggiate e nemmeno i disastri planetari, ma i piccoli atti, le omissioni, i silenzi non condivisi, la protezione che si mette in ogni intenzione di ogni giorno. Ci sto credendo ancora o sto sabotando in silenzio ciò che temo di perdere? Parte da lì il primo passo.

In questi giorni stavo per prendere delle decisioni totalmente al singolare, sono in una relazione di coppia e di convivenza da quasi sette anni, ma ancora una parte di me ragiona da guerriera che deve cavarsela da sola. Una parte di me non dà pienamente fiducia all’energia “maschile” che mi è accanto. Anche se mi sembra di dare fiducia e amore, una parte molto radicata di me, sotto sotto, costruisce piani B, C e D, pronta sempre all’eventualità che debba succedere qualcosa di non previsto, che ci si debba proteggere, quando in verità, è la relazione da proteggere, seminando fiducia, condivisione, apertura. Anche qui sembrano parole vuote, ma proprio in questi giorni che mi appropinquavo ad accingermi in una mia questione, che ritenevo “solo mia” in assoluto, da decidere e portare tutta sulle mie spalle, con la famosa responsabilità e autonomia – odiata ma allo stesso tempo alibi di ferro distanziante –  che mi accorgo che è da questi primi tasselli del domino, apparentemente insignificanti, che si può seminare ciò che potrebbe portare a scissione, crisi, e separazione.

Una separazione, un abbandono, non avviene mai di botto, anche se spesso sembra così. In verità ci sono mille segnali che noi abbiamo avvertito e scelto di non tirare fuori e coltivato come si coltiva una pianta. Mille volte in cui abbiamo messo  L”io” invece del “noi”  e altre mille volte che spaventati, delusi o arrabbiati abbiamo chiuso la porta all’altro e ci siamo protetti – trincerati, anche solo con il pensiero, nel famoso Piano B. In quel modo abbiamo già lasciato a livello energetico. Abbiamo già abbandonato il campo con più lentezza, tutto questo prenderà una forma nella  materia. A volte non entriamo nemmeno nel territorio della fiducia dal primo minuto dell’incontro d’amore, e abbiamo già un piede fuori dalla porta, per poi dirci sconfitte dal dolore “Cosa mi aspettavo da lui/lei, lo sapevo dall’inizio che sarebbe finita così.” Ancora questo copione? Non abbiamo noi permesso all’altro di entrare e vedere la nostra anima per intero, e per intero significa anche mostrare a cuore aperto eventuali delusioni, rabbia ecc. e non solo sorrisi compiacenti, con rabbia introiettata. Invece spesso preferiamo fare finta di nulla e mettere una piccola croce nel cuore, come fosse una pietrina insignificante, che però poi si è sommata ad altre pietrine che hanno messo un tappo enorme all’avvicinarsi e al capirsi.

A quel punto, quando la pietraia intorno al cuore è completa, i risultati nella materia arrivano tutti insieme: siamo già così amareggiati che nessuno potrà togliere quelle pietre di dolore. Le manifestazioni chiare e precise, non sono più a quel punto solo nel campo delle intezioni e del pensiero, ma le abbiamo di fronte tangibili nelle fratture insanabili di comunicazione, nella vicinanza che diviene lontananza e freddezza, e nell’onestà che lascia il posto alle bugie – i non detti e i rancori raccontati alle amiche e non alla persona che ci è accanto. Ancor peggio, il lato ombra viene fuori nelle frecciatine (sintomo di troppa rabbia introiettata e non espressa direttamente), che si pensa non distruggano, ma sono le creatrici dell’autostrada del divenire nemici l’uno dell’altra nel modo più rapido possibile. 

Accorgiamoci quando navighiamo nell’altra corrente, quella che non è più nell’atto di preservare, proteggere ma è invece nell’atto (ci diciamo inconsapevole), di distruggere.

 

Qui a livello astrologico intervengono le nostre istanze inconsce rappresentate così bene da Plutone. Le intenzioni nascoste, la nostra parte regressiva da portare fuori, alla luce del sole, e nei transiti di Plutone che ci svelano dove abbiamo agito questi meccanismi e dove non abbiamo visto la nostra parte distruttiva. Plutone in verità vuole farci vedere nell’ombra di ciò che non conosciamo e agiamo istintivamente in modo reattivo antico.

 

Allora proprio oggi in cui stavo per compiere atti e misfatti (appartentemente non riguardanti la relazione, ma scelte che ritenevo personali), ecco che ho sentito quella chiarezza di visione: sto proteggendo il nostro rapporto o sto mettendo in atto qualcosa d’altro? La risposta è stata la seconda. 

E’ difficile amare. Soprattutto per chi è passato da una storia di vita in cui ha sempre avuto la sensazione chiara di aver dovuto sopravvivere con le proprie forze e arrangiarsi, il trovarsi in una relazione intima e profonda, può avere la reazione che io chiamo Modello Titanic in allarme rosso: “Ora scappo e mi salvo da solo con la mia scialuppa”. Anche se vogliamo vederci come le persone che sanno amare, almeno per quanto mi riguarda, se mi esamino nel profondo, scopro una parte, (più piccola e resa consapevole rispetto a tanti anni fa), che è rimasta la bambina che teme sempre di trovarsi sulla sua scialuppa di salvataggio da sola quando la nave affonda e allora è meglio che si faccia le scorte di viveri, metaforicamente, e non solo.

Eppure… ricordo un finale di un bellissimo film che vidi da giovane e non capii totalmente, e dovetti rivederlo e rivederlo per assaporarne l’essenza. Nel film “Il tè nel deserto”, dopo che la protagonista, in un istante distrugge “distrattamente” la sua relazione, la sua vita e tutto in una reazione a domino muta inevitabilmente fino a farle perdere se stessa e il senno, il film si conclude con questo splendido monologo (per chi non l’ha visto ve lo consiglio), che rimane secondo me uno dei capolavori di saggezza:

“Poiché non sappiamo quando moriremo si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile, però tutto accade solo un certo numero di volte, un numero minimo di volte.

Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio?

Un pomeriggio che è così profondamente parte di voi che senza, neanche riuscireste a concepire la vostra vita, forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno.

Quante altre volte guarderete levarsi la luna, forse venti.

Eppure, tutto sembra senza limite.” 

 

Imparare dunque a proteggere – mettere dei confini sani – e difendere ciò a cui diamo valore è il primo passaggio da compiere, può essere una relazione, un lavoro, una cosa che stiamo studiando, un credo, un sogno, proteggiamolo con amore e rispetto. Non proteggiamo invece noi stessi dall’affidarci alla vita, all’aprirci e accorgerci quando noi per primi miniamo le fondamenta di ciò in cui abbiamo molto creduto, chiudendoci, non esprimendolo con coraggio, non lottando più per esso o non sentendo la ferita se qualcuno lo profana e facendo finta di nulla. Mostrando noncuranza (contrario proprio di prendersi cura) e indifferenza non è sintomo di distacco e maturità, ma di abbandono alla parte sacra di noi.

 

Io sto capendo adesso la differenza tra il difendermi senza fidarmi, e invece il proteggere “qualcosa per me importante” mostrando anche all’altro e agli altri ciò che sento, anche i lati più brutti, di risentimento, delusione, rabbia. Andando  indietro con la memoria nelle mie scelte giovanili, vedo la facilità con cui lasciavo una cosa per intraprenderne subito un’altra senza accorgermi che mi tradivo di continuo, o la facilità con cui non preservavo me stessa nel non dare importanza né al dolore che potevo subire, né al piacere, né al poter riconoscere la facoltà dell’altro, di poter essere una persona degna della mia completa fiducia. Io che mi aprivo e sembravo disinvolta e disinibita, ma in verità nascondevo dentro tutto ciò che temevo o odiavo e avevo sempre pronta la via di fuga appena venivo scottata. Io che vivevo fluida e lieve, in verità non sceglievo nulla per davvero.

Siamo esseri così complessi nelle parti di noi che non sveliamo, nemmeno a noi il più delle volte, che ci dev’essere insegnato passo, dopo passo, il cammino qui sulla terra, ma i più grandi insegnamenti, arrivano da noi stessi. Dentro di noì si nascondono i più grossi segreti, che disveltati, si aprono come un film e il filo di senso, il segreto arcano delle cose, lo abbiamo noi, e potremo scorgerlo, se inizieremo a muoverci più lentamente nell’osservarci minuto dopo minuto, con i nostri pensieri, atti coscienti e non coscienti, le nostre azioni, e le persone e cose da cui siamo circondati, che sono il riflesso del  nostro mondo interiore.

Buon inizio di settembre a tutti voi,

 

Anna Elisa Albanese 

 

 

Citazione da monologo finale “Il tè nel deserto” di Bernardo Bertolucci : link video 

Immagini di: magdalena korzeniewska

 

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2 Comments
  • Eloisa Modica
    Posted at 10:19h, 03 settembre Rispondi

    Grazie. Prezioso quanto hai detto. Ciao.

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