NOVILUNIO IN PESCI, 17 MARZO 2018: L’AMORE INFINITO DENTRO DI NOI

NOVILUNIO IN PESCI, 17 MARZO 2018: L’AMORE INFINITO DENTRO DI NOI

 

 

Avremo il fenomeno di Luna Nuova il giorno 17 marzo alle ore 14.14. italiane, nel segno dei Pesci a 26°.

Siamo vicini all’Equinozio di Primavera del 21 marzo, il giorno e la notte si porranno spettatori l’uno dell’altra, le ore del giorno saranno uguali a quelle della notte, per poi ripartire in un cammino verso la luce, a cui la notte dovrà lasciare spazio. C’è in questi ultimi giorni di cammino nell’ultimo segno dello Zodiaco, i Pesci, un grande flusso di energia che si sta muovendo nella direzione del rilascio, sia di scorie emotive, che di antiche rabbie e di situazioni sospese e nebulose che necessitano di essere viste, per prepararci a ricominciare nello slancio propositivo. Sento da molte persone di racconti di stanchezza, rabbia, rallentamenti e pesantezze emotive di un periodo lungo di difficile gestazione –  sta terminando – ma prima di compiere questo salto nelle energie più orientate all’inizio (energia Ariete dal 21 marzo) e alla vitalità e ai propositi, è necessario ripulire e detossinare tutto ciò che ci tiene ancora ancorati e spaventati.
In questo Novilunio, troviamo Sole e Luna e Chirone congiunti nei Pesci in sestile armonico a Plutone in Capricorno, trigono a Giove in Scorpione, e in quadratura a Marte a 29° nel Sagittario, nel suo ultimo giorno prima di passare al segno del Capricorno. Abbiamo a disposizione, in questo nuovo ciclo lunare che giungerà a Luna Piena il 31 marzo 2018, un potenziale immenso di guarigione e capacità di rigenerazione profonda: Chirone agli ultimi gradi della sua permanenza nei Pesci, è in congiunzione esatta con Sole e Luna e se anche ora dovessimo sentire confusione, caos emotivo e una sorta di mollezza passiva che ci pervade, non temiamola, ma proviamo a entrare in contatto con essa. E’ il tempo del rilascio del pensiero più razionale e organizzato, frettoloso e risolutivo, della fretta del pensiero che vuole sapere le risposte: in questo Novilunio abbandoniamoci all’indolenza sognante senza sentirci in colpa.

Permettiamo ad antichi nodi e conflitti di emergere (Sole, Luna, Chirone in quadratura con Marte nel Sagittario), alle tensioni sepolte o alla rabbia, che hanno bisogno di trovare canale espressivo per trasformarsi e fluire insieme alla vastità della vita – immensa distesa marina –  che si prepara a risorgere nella sua potenza a breve, con il futuro passaggio di Sole, Luna e Chirone nell’Ariete. Per questo ora ci è richiesto di raffinare le energie, alleggerire i carichi e se possibile congiungerci con una quieta accettazione consapevole di ciò che non riusciamo a mutare nella nostra vita. Non è uno stato di rassegnazione e nemmeno rinuncia, ma solo resa – quieta e dolce – serena.

Arrenderci al flusso del fiume della vita è quando di più difficile possa esistere per noi esseri umani pensanti ed evoluti sotto il profilo dell’intelletto.

Sapere che non siamo in balia degli eventi e nemmeno di un fato avverso, ma supportati da qualcosa di insondabile che si chiama Spirito e che nessuna nostra scelta sarà mai sbagliata, ma esperienza necessaria a un altro livello a noi ancora sconosciuto, è uno dei salti evolutivi più grandi, che possono avere i santi, i mistici, ma a cui possiamo accedere anche noi. Negli attimi della nostra vita quotidiana di fronte a sublimi spettacoli della natura, a un’opera d’arte, o di fronte a una nascita di un figlio o riflesso negli occhi di chi amiamo.

La mente ci racconta di quello che abbiamo imparato fino ad ora, codificato, studiato e conosciuto fino al momento in cui siamo arrivati, oltre non può andare. Può immaginare il suo futuro certo, ma la sua immaginazione sarà contaminata dai pre – concetti e le forme mentali che si sono stratificati al nostro interno.
Anche le emozioni sono ovviamente condizionate dal nostro passato, e dal retaggio di dolori e difese che abbiamo dovuto provare nella nostra vita, ma possono, se ce lo permettiamo, portarci in territori più vasti e inesplorati di quanto possa fare la sola mente.

Noi tramite un odore, un suono, un’opera d’arte, possiamo entrare in connessione con qualcosa che abbiamo scordato o avere un momento di sovrapposizione spazio – temporale. Di colpo torniamo a un ricordo che ha avuto accesso d’improvviso, sfondando le mura della nostra razionalità. Può accadere a discapito delle mente che cerca di riordinare secondo il tempo dell’Io e della memoria. Nei malati di Alzaimer, è la memoria più antica che torna vivida, mentre i ricordi che costellano il nostro presente e la nostra quotidianità perdono di importanza. Perché si va così indietro? Perchè si torna laggiù ai primi ricordi e alla prime tracce delle nostra vita? Cosa si sta cercando?
Il senso arcano di appartenenza a qualcosa che ci possa donare quiete e profondo significato.

Noi cerchiamo con tutte le nostre forze, qualcosa che non vanifichi la nostra vita e ci restituisca senso. Qualcosa che possa dare contenimento e amore incondizionato anche ai dolori più gravi e ci racconti che è servito a qualcosa. Che è valso qualcosa vivere ed esistere.

 

(…) E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva ? Che senso aveva ? Dove fermarla ? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità…retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….”

(Marcel Proust, Dalla parte di Swann)

 

In questo periodo si sono intensificati i consulti con tanta sofferenza per amori che non corrispondono alle aspettative. Non ricambiati, mal ricambiati, offensivi, che hanno leso in maniera moto forte dignità e senso di valore personale. Non è dunque solo l’abbandono e l’assenza dell’amato a farci soffrire, ma quello che più distrugge è la domanda logorante e sfinente se l’altro ci abbia davvero amato o se ci siamo sognati tutto quanto. Se l’altro ha visto e contenuto il nostro amore, se ci ha veramente visti e amati. Questa è la domanda sui ci spacchiamo la testa e le notti. Una domanda senza risposta perché anche se avessimo il nostro anelato amore accanto, in un amore ricambiato nella materia e nelle condivisione quotidiana, non potremmo mai sapere l’entità e la capienza del suo amore, né potremmo entrare nei suoi anfratti e negli eventi che deciderà. Mai.

Non potremo mai fonderci in lui. Non potremo essere tutt’uno con lui o lei, come lo eravamo quando eravamo in un Eden senza tempo, nel grembo di nostra madre … prima acqua ancestrale dei Pesci e luogo infinito prima di incarnarci. Ognuno di noi conserva questa memoria cellulare e senza tempo, l’acqua primordiale prima della materia quando eravamo fusi e confusi con il tutto. E noi quando amiamo vorremo tornare lì. Ci riusciamo a tratti non continuativi, nella vera intimità dell’amore, per poi tornare esseri separati e terreni, ed è questa la frattura a cui l’essere umano mai si arrende e mai si arrenderà: la ferita profonda di esseri duali e separati, accentuata per chi ha molti pianeti nei Pesci o un Nettuno dominante. Chirone nei Pesci congiunto alla Luna Nuova, è la possibilità di navigare all’interno di questa antica nostalgia senza esserne più sopraffatti ma imparando a stare nella bellezza del nostro essere appartenenti ai due regni: corpo e anima.

Quando amiamo entriamo in uno stato di connessione profonda con un’altra anima, che è la connessione ai nostri strati più profondi attivati, dall’altro. 
Quando perdiamo l’amato, dubitiamo di aver perso un pezzo della nostra anima. Non troviamo più quelle emozioni celestiali che abbiamo provato con lui/lei e pensiamo sia stato l’amore perduto a portarcele via. Non è stato lui, sono sempre lì, ma siamo noi che riusciamo più a trovare la strada che aveva aperto quelle porte all’infinito. Immaginiamo di poter avere la sicurezza di avere quel serbatoio d’amore pronto per noi sempre, solo che non sappiamo come trovarlo e attivarlo, ma c’è sempre, è in noi e con noi.

Il Novilunio in Pesci, e Nettuno suo governatore in Casa VIII, (orario Novilunio italiano), può essere uno degli inizi di riconversione con quel mondo sepolto, lontano e infinito a cui tutti abbiamo accesso. Nei sogni, nell’amore, nella natura, nella musica e nell’ispirazione: quel luogo senza confini come l’universo e laggiù dove tempo e spazio si uniscono, come ci racconta l’appena scomparso Stephen Hawking.
Lasciamo spazio al sentire, e mettiamo in sordina tutti i mulinelli della nostra mente che cercando di interpretare gli altri e la realtà circostante secondo i propri parametri.

L’amore e, quindi la capacità di ricevere, dipende dalla vostra capacità di percepire chiaramente la realtà (opposto segno Vergine necessario per arrivare ai Pesci). Quest’ultima, a sua volta, è proporzionale alla capacità di accettare il dolore in modo indifeso, senza ricorrere a interpretazioni manipolanti. Tali interpretazioni hanno il solo obbiettivo di annullare il dolore, là dove, lasciarsi attraversare da esso, creerebbe lo spazio necessario per sviluppare una visione chiara degli eventi che lo hanno prodotto.
L’aspetto dell’Amore a cui faccio riferimento quando dico che bisogna lasciare all’altro la libertà di essere ciò che è, non significa semplicemente avere la capacità di accettare i suoi limiti. Significa avere la visione completa dell’altra persona, incluse le sue potenzialità non ancora realizzate. 
Tale visione di ciò che non è ancora manifesto nell’altro è un grande atto d’amore. Non ha nulla a che vedere con la necesseità di costruirsi una falsa immagine dell’altra persona, nella speranza di poter soddisfare in questo modo, i propri pseudo – bisogni.”(Eva Pierrakos, Unione Creativa).

Vi auguro di trovare l’amore dentro di voi, per voi e che non se n’è mai andato, e fluire con esso nell’infinita gioia suprema d’esistere.

Buon Novilunio a tutti,

Anna Elisa Albanese 

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