LA LIBERTà MAGICA DI SCELTA RACCHIUSA IN OGNUNO DI NOI

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Tenterò anche di affrontare la questione che sorge inevitabilmente allorché prendiamo atto delle enormi divergenze di manifestazione dell’archetipo nettuniano, il cui ventaglio lascia veramente sbalorditi: un percorso passando indifferentemente per gli estremi del santo e del criminale, in una cornice che lo vede attivo non soltanto in settori di vita che ad esso appaiono particolarmente appropriati, come mistici e medium, ma anche in poeti e scrittori, musicisti, coreografi, danzatori, pittori cantanti, attori, scienziati, filosofi, politici, alcolizzati e e drogati, imprenditori, sportivi, militari, guaritori…

La domanda che salta subito all’occhio è: che cosa può incanalare il soggetto nettuniano verso il polo luminoso piuttosto che verso il polo oscuro dell’archetipo?
Jung ha dedicato molta parte della sua opera agli archetipi, avendo cura di ribadire più volte:

“ In sè l’archetipo non è né buono né cattivo, è un “numen” moralmente indifferente che solo attraverso lo scontro con la coscienza può diventare l’uno o l’altro o una dualità di opposti. La decisione per il bene o per il male sarà determinata, che l’uomo lo sappia o no, dall’atteggiamento da lui assunto.”1

Contrariamente quindi a frettolose aspettative, una genitura armonica non necessariamente comporta manifestazioni benefiche, allo stesso modo in cui quella dissonante non promette con certezza deriva di vita dissoluta o dissipata.

Se è vero che la carta del cielo natale espande il temperamento nonché il carattere del nato,si pone quindi il problema di stabilire in quale direzione del ventaglio di possibilità di vita si avvierà il soggetto, tenuto conto delle predisposizioni ricevute alla nascita. Sono note le affermazioni di Jung, da ultimo quella riportata nell’autobiografia, secondo cui “ La psiche del bambino nel suo preconscio è tutt’altro che una tabula rasa; è già preformata in modo individuale e riconoscibile, ed in più è dotata di tutti gli istinti specificatamente umani, quindi anche a priori di tutti i fondamenti delle funzioni più elevate.”2

Supponiamo che la natura innata di una persona la predisponga all’ira o alla menzogna: potrà aspirare alla santità? Una persona che presenta un’inclinazione istintuale molto aggressiva diventerà soldato, macellaio, chirurgo oppure assassino? Il buon senso ci insegna che ci sono cose che sfuggono alla ragione e che ci sono misteri di fronte ai quali l’uomo deve inchinarsi. Ciò non toglie che l’essere umano debba sforzarsi per dare una risposta agli interrogativi che gli si presentano in modo ricorrente tramite l’osservazione della realtà.

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“Le persone che hanno consacrato la loro vita a una vocazione religiosa, hanno una natura estremamente problematica, perché la comunità si aspetta sempre da loro mitezza, amicizia, solerzia, altruismo e virtù. I poveretti hanno anch’essi un’Ombra che però non possono vivere apertamente. Se lo facessero l’intera comunità gli si rivolterebbe contro. Di conseguenza, consumano il loro rapporto con il male vedendolo negli altri e scagliandosi contro di esso nelle prediche.”3

Lo stesso Erich Neumann h voluto occuparsi dei santi:

“Ben conosciamo i santi che sublimano e la cui “irreprensibile” esistenza non conosce la sessualità vissuta ed è ricolma di amore per il prossimo, perlomeno a livello cosciente. A uno sguardo più attento, tuttavia non può sfuggire l’aureola infernale che spesso emana da tanta santità. Alla periferia di quel purissimo centro irradiante scopriamo la corona di fantasie sessuali perverse che il “diavolo” invia come tentazioni, non diversamente dal cerchio di sangue e di fuoco in cui sono perseguitati con odio gli infedeli; vi scorgiamo tutta la disumana crudeltà dei roghi e delle camere di tortura pogrom e delle crociate che smentiscono l’amore per il prossimo e le “sublimazioni” della coscienza.”4

 
Sia Von Franz che Neumann hanno messo il dito sulla piaga, esprimendo giuste perplessità e considerazioni che probabilmente hanno valenza generale, ma che non possono ignorare le eccezioni costituite da chi è riuscito in quella che Jung definiva “opera da apprendista”, in quanto, come affermava il Maestro svizzero, l’Ombra “non ha contenuti soltanto negativi… Si tratta di risorse di altissimo dinamismo, e dipende soltanto dalla preparazione e dall’atteggiamento della coscienza se l’irruzione di tali forze e delle immagini e rappresentazioni ad esse connesse porterà a un costruzione oppure a una catastrofe.” 5.

Neumann riprende e condivide il concetto quando afferma: “Infatti l’uomo creativo necessariamente riconosce anche nella sua Ombra e nelle sue deficienze una parte del terreno su cui si svilupperanno la sua crescita e trasformazione.” 6

Di conseguenza sottopongo un’ipotesi di lavoro circa la direzione che può prendere il percorso di vita di una persona – ossia puntare verso il polo positivo che quello negativo dell’archetipo – direzione che a mio avviso è in buona parte funzione tanto dello stato di consapevolezza da questa raggiunto, quanto alla sua capacità di integrazione dell’Ombra.

Fare entrare in gioco l’influsso preponderante dell’ambiente non può costituire una spiegazione esaustiva, poiché in pratica equivale a tirare in ballo l’imponderabile fattore “destino” (che tuttavia – lo ricordo – né Jung né Neumann ripudiavano, come si evince dalla ricorrenza di questo termine in Ricordi, sogni riflessioni e in Psicologia del profondo e nuova etica.)

In buona sostanza, il processo di trasformazione – partendo, similmente a un processo alchemico, dalla materia vile costituita dai vizi e dalle passioni di cui nessuno può dichiararsi immune, e tenendo presente che l’obbiettivo ultimo da raggiungere non è la perfezione, bensì l’interezza della personalità – non deve poggiare sulla rimozione o, peggio, sulla repressione dell’Ombra, una lotta che nel migliore dei casi condurre a successi provvisori ed effimeri. Secondo la saggezza dei rabbini chassidici “non ci si deve avventare contro il male, ma ritirarsi sulla originaria forza divina e di lì circondarlo e piegarlo e trasformarlo nel suo opposto.” 7

 

Enzo Barillà,

“I mille volti di Nettuno”, Minima -Psy,

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Note:

1 C.G. Jung, “Psicologia e poesia” Opere, Vol.X/1, Borighieri, Torino 1985, p.377

2 C.G.Jung “Ricordi, sogni, riflessioni, cit. p. 408

3 Marie-Louise von Franz “Il mondo dei sogni”, Red, Como, 1990, p. 89,90

4 Erich Neumann, “Psicologia del profondo e nuova etica”, Moretti & Vitali, Bergamo 2005, p. 101

5 C.G. Jung, “Presente e futuro”, Opere, Vol. X/2 Boringhieri, Torino, 1986, p. 153,154

6 Erich Neumann, “L’uomo creativo e la trasformazione, Marsilio, Venezia, 1975, p.59

7 Martin Buber, “I racconti dei Chassidium, Garzanti, Milano, 1985, p.158

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