JAMES JOYCE

JAMES JOYCE

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James Joyce, 2 febbraio 1882, ACQUARIO asc. CAPRICORNO

“Un’ondata di gioia ancora più tenera gli sfuggì dal cuore e gli scorse come un caldo flusso nelle arterie. Come il tenero fuoco di stelle, attimi della loro vita insieme, di cui nessuno sapeva o avrebbe mai saputo, si scagliarono nella sua memoria illuminandola. Desiderava rammentarle quegli attimi, farle dimenticare gli anni della noiosa vita in comune e ricordarle soltanto gli attimi di estasi. Perché gli anni, sentiva, non avevano spento la sua anima o quella di lei. I bambini, lo scrivere, le cure della famiglia non avevano spento del tutto il tenero fuoco delle loro anime. In una lettera che le aveva scritto allora aveva detto: “Come mai parole come queste mi sembrano tanto fiacche e fredde? Forse perché non esiste per il tuo nome parola abbastanza tenera? Le parole scritte anni prima gli giunsero dal passato come una musica lontana. Moriva dal desiderio di rimanere solo con lei. Quando, andati via gli altri, lui e lei sarebbero stati nella loro camera in albergo, allora sarebbero stati soli, e insieme.”
(J.Joice)

James Joyce (1882-1941) nacque in una modesta famiglia cattolica, maggiore di dieci figli, e fu educato dai gesuiti per essere avviato al sacerdozio. L’istruzione ricevuta avrà una notevole influenza nel bene e nel male su di lui, come pure la ebbe la figura del padre alcoolista, i cui discorsi in apparenza sfilacciati, ma coerenti, non disgiunti da un sottile umorismo, si ritrovano nel suo modo di scrivere, specie nella maturità.
Durante gli anni di collegio, il bambino legge smisuratamente ed inizia a scrivere, perdendo poco a poco la fede cattolica. Studia lingue moderne all’University College di Dublino, scrivendo nel 1900 un saggio su Ibsen. Diplomatosi nel 1902, parte per Parigi col pretesto di condurvi studi di medicina: abbandona ben presto la facoltà per dedicarsi alla scrittura, ma anche cadendo nell’alcoolismo.
Nel gennaio del 1904 inizia a tratteggiare Dedalus, ritratto dell’artista da giovane, e quella stessa estate si innamora di Nora Barnacle, che inizia ad accompagnarlo per l’Europa, da Pola a Trieste, dove Joyce trova lavoro, insegnando l’inglese alla Berlitz e dando lezioni private. A Nora resterà attaccato tutta la vita, sposandola nel 1931. Nel 1905 nasce il loro primo figlio, Giorgio.
Le difficoltà finanziarie s’aggravano e, per sfuggire alle sue responsabilità, Joyce si rifugia nell’alcol. Suo fratello Stanislao lo raggiunge: svolgerà un ruolo di sostegno morale e finanziario, ma le relazioni del terzetto resteranno tese.

Joyce perde l’impiego alla Berlitz e trascina la famiglia a Roma. Lavora per un po’ in banca, frequenta le biblioteche romane, ma spende in modo sconsiderato e deve ancora ricorrere ad onerosi prestiti. Di ritorno a Trieste, scrive articoli per i giornali e dà conferenze sull’Irlanda. Nel 1907 gli nasce anche una figlia, Lucia: in quegli anni torna altre volte a Dublino, con i suoi figli o solo, e nel 1912 con tutta la famiglia per l’ultima volta.
Nel giugno 1915, s’installa in Svizzera con la famiglia, dove tra lavori saltuari continua soprattutto a vivere della generosità dei suoi amici e dei suoi ammiratori, trqa cui Ezra Pound, Yeats, T.S. Eliot. Le sue opere iniziano a essere pubblicate: nel 1916 Dedalus e nel 1918 il dramma Gli esiliati. A Zurigo, Joyce intraprende la scrittura di Ulisse, abbozzato già nel 1906, che esce a puntate sulla Little Review. Preceduto dalla fama di “padre del modernismo” in letteratura, Joyce arriva nel 1920 a Parigi, dove si trova al centro di un piccolo cenacolo letterario. La pubblicazione di Ulisse continua, ma il capitolo “Nausicaa” è oggetto di un processo a New York: nel 1921, l’opera è condannata per oscenità, e uscirà solo grazie ad una pubblica sottoscrizione.

Sempre nel 1921, comincia il suo ultimo libro, Finnegans Wake, alla cui stesura si dedicherà per sedici anni. È colpito da una malattia agli occhi per la quale deve subire molte operazioni ed è particolarmente afflitto dalla malattia mentale della figlia Lucia, che tenta senza successo di far curare a Parigi, poi in Svizzera. Disperato, sprofonda nuovamente nell’alcol e, nonostante i diritti d’autore, è sempre a corto di denaro. Continua a lavorare a Finnegans Wake, che esce nel 1939. Allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, volendo rifugiarsi in un paese neutrale, Joyce, ormai molto malato, ottiene l’autorizzazione di tornare a Zurigo, dove morirà il 13 gennaio 1941.

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