IL VUOTO DELLA DISTANZA – Nettuno

IL VUOTO DELLA DISTANZA – Nettuno

DIARIO ASTROLOGICO, maggio 2020

Non fa male l’assenza, fa male l’assenza superficiale. 
Fa male l’attesa e la straboccante aspettativa delusa, la presenza disattesa e la distanza incolmabile di incomprensione nel far partecipe l’altro di ciò che sentiamo dentro. 

Fa male il non trovare le parole e fa male l’aver riempito tutta quell’assenza con un’illusione di vicinanza emozionale condivisa .. come quando due amici vengono separati e si spera che pensandoci forte entrambi ci terremo stretti e soffriremo meno quella separazione. Sarebbe impensabile soffrire da soli, e allora si presume che anche l’altro/a separato da noi, soffra ma sia vicino a noi pensandoci tantissimo. E questo dolce pensiero tiene un’immensa compagnia. 

Questo accade ai Nettuniani fin dall’infanzia. Si tengono compagnia nello struggimento dell’assenza che in qualche modo diviene alla fine bellezza.

L’assenza pulita e netta non fa mai così male perché è chiara e definita e ci dona libertà di ricominciare, ma quello che fa rimanere nel dolore impalpabile che non ti fa tornare a vivere, è la non definizione delle cose. Il non avere qualcosa da perdere e non poter piangerrne il lutto e allo stesso tempo credere o sapere forse di non aver mai perduto quel qualcosa che ancora stiamo aspettando. Forse invano.
Non potere fare l’esperienza del lutto è la cosa più pericolosa che ci sia.
Dopo il lutto rinasci.
Senza lutto agonizzi.

Le persone fortemente Nettuniane sanno di cosa parlo … e anche chi ha avuto o sta avendo transiti di Nettuno in aspetto dissonante soprattutto ai pianeti affettivi – Luna e Venere – può attraversare sensazioni di questo tipo. Transiti che durano almeno un paio d’anni e ci conducono a contattare stati di sospensione bellissimi e infernali che mai saranno in qualche modo chiari. La chiarezza giungerà in seguito, ma durante si attraversano degli immensi spazi interiori, immensi come il deserto, la fantasia e il sogno divengono più forti di ogni principio di realtà, le sensazioni, le intuizioni e il mondo onirico, faranno da unico accesso al mondo.

Ci si accorge in seguito di aver seguito delle chimere forse, o di aver finalmente avuto accesso a quello che i poeti, i mistici e i santi conoscono nella loro massima ispirazione: estasi e caduta. 
Questo anelito alla fusione forse non potrà del tutto essere afferrato e soprattutto non basterà mai a colmare un vuoto antico. Lo smarriremo passato il transito, ci chiederemo dove sia finito tutto quell’amore o quello strazio, o lo sapremo convogliare in qualcosa di ben più vasto, certo è che non riusciamo a comunicarlo a parole, né riusciamo a sopportare più di essere così distanti dal nostro centro.

Forse impareremo a volerci più bene.
Forse sapremo vedere davvero che la maggior parte delle emozioni che proviamo in queste assenze, distanze e sospensioni, sono per lo più nostre e non dell’altro/a che ci ha tenuto compagnia come l’amico immaginario che avevamo da bambini quando ci sentivamo immensamente soli, ma non avevamo la forza e il coraggio per poterlo riconoscere.

Anna Elisa Albanese

Maggio 2020, Nettuno in Pesci di transito quadrata a Venere in Gemelli.

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