IL VUOTO DELLA DISTANZA – Nettuno

IL VUOTO DELLA DISTANZA – Nettuno

DIARIO ASTROLOGICO, pensieri Nettuniani del 2020

Non fa male l’assenza, fa male l’assenza superficiale e distratta.
Fa male l’attesa e la straboccante aspettativa delusa, la presenza disattesa e la distanza di incomprensione nel far partecipe l’altro di ciò che sentiamo dentro. 

Fa male il non trovare le parole e l’aver riempito tutta quell’assenza con un’illusione di vicinanza emozionale condivisa .. Un po’ come quando due amici vengono separati dopo le vacanze estive affiatate in cui si era sempre insieme, e si spera nella forzata lontananza, che pensandoci forte ci terremo stretti e soffriremo meno quella separazione. Sarebbe impensabile soffrire da soli, e allora si presume che anche l’altro/a soffra ma sia vicino a noi pensandoci tantissimo. E questo dolce pensiero tiene un’immensa compagnia. Siamo tenuti in vita dal pensiero dell’altro e nel pensiero dell’altro in noi.

Questo accade ai Nettuniani fin dall’infanzia. Si tengono compagnia con la fantasia nello struggimento dell’assenza che in qualche modo diviene alla fine bellezza, arte e sogno. Perché quello che farebbe davvero male, se solo si osasse ammetterlo con la realtà tenuta lontana, non è il doversela cavare da soli nel vuoto dello spazio lasciato dall’altro/a (cosa normale), ma è il sapere di non essere pensati. Contenuti. Stretti al cuore anche se lontani. Questo sarebbe davvero terribile da reggere e per questo lo si nega fino alla fine. Si culla il nostro sogno anche questo non ha più nessuna forma reale. Quando è davvero finita.. questa fine non la si vuole vedere.

Non fa paura dunque la lontananza dei corpi, ma la lontananza del pensiero. La voragine del silenzio dell’altro, richiama al silenzio del sapere che nessuno sa dove siamo ora. Cosa facciamo ora. Chi siamo ora. Una verità quella del distacco vero, che non si vorrebbe mai sapere, per questo Nettuno fa rima con illusione.

L’assenza dell’altro a farci da specchio al nostro esistere, è stata la ferita di privazione di chi ha aspetti dissonanti di Nettuno a Sole/Luna/Venere, forse sono mancati proprio i ruoli familiari e il supporto stesso. Lo specchio da bambini ce lo si è dovuto costruire con i sogni irreali, la grande bugia interiore del negare quell’assenza e sostare nell’eterna attesa.

L’ambiguità anche è dolore ….l’assenza che torna a essere presenza immutata come niente fosse, anche dopo averci lasciato nel baratro del vuoto. L’assenza pulita e netta non fa mai così male perché è chiara e definita, e dona libertà di ricominciare, ma quello non fa tornare a vivere, è la non definizione delle cose. Il non avere qualcosa da perdere e non poter piangerrne il lutto e allo stesso tempo credere o sapere forse di non aver mai perduto quel qualcosa che ancora stiamo aspettando. Forse invano.
Non potere fare l’esperienza del lutto è la cosa più pericolosa che ci sia.
Dopo il lutto rinasci.
Senza lutto agonizzi.

Le persone fortemente Nettuniane e con tanti valori Pesci, sanno di cosa parlo … e anche chi ha avuto o sta avendo transiti di Nettuno in aspetto dissonante soprattutto ai pianeti affettivi – Luna e Venere – può attraversare sensazioni di questo tipo. Transiti che durano almeno un paio d’anni e ci conducono a contattare stati di sospensione bellissimi e infernali che mai saranno in qualche modo chiari. La chiarezza giungerà in seguito, ma durante si attraversano degli immensi spazi interiori, immensi come il deserto, la fantasia e il sogno divengono più forti di ogni principio di realtà, le sensazioni, le intuizioni e il mondo onirico, faranno da unico accesso al mondo.

Ci si accorge in seguito di aver seguito delle chimere forse, o di aver finalmente avuto accesso a quello che i poeti, i mistici e i santi conoscono nella loro massima ispirazione: estasi e caduta. 
Questo anelito alla fusione forse non potrà del tutto essere afferrato e soprattutto non basterà mai a colmare un vuoto antico. Lo smarriremo passato il transito, ci chiederemo dove sia finito tutto quell’amore o quello strazio, o lo sapremo convogliare in qualcosa di ben più vasto, certo è che non riusciamo a comunicarlo a parole, né riusciamo a sopportare più di essere così distanti dal nostro centro.

Forse impareremo a volerci più bene.
Forse sapremo vedere davvero che la maggior parte delle emozioni che proviamo in queste assenze, distanze e sospensioni, sono per lo più nostre e non dell’altro/a che ci ha tenuto compagnia come l’amico immaginario che avevamo da bambini quando ci sentivamo immensamente soli, ma non avevamo la forza e il coraggio per poterlo riconoscere.

Anna Elisa Albanese

2020, Nettuno in Pesci di transito quadrato alla mia Venere in Gemelli.


Marc Chalmé

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2 Comments
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    Enrica
    Posted at 14:37h, 23 Novembre Rispondi

    Hai descritto perfettamente la sensazione. Grazie, ti seguo con molto interesse..

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    Marinella Combi
    Posted at 15:18h, 22 Novembre Rispondi

    Nettuno in Pesci in quadrato anche alla mia Venere in Gemelli. Conosco bene l”agonia di cui parli. Grazie per aver espresso e dato forma a questa devastante sensazione.

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