Estate: la sfida è andare nell’ombra

Estate: la sfida è andare nell’ombra

Diario Astrologico, riflessioni d’agosto. Attacco, contrazione, difesa.

Non mi è mai stato molto chiaro il confine tra solitudine e indipendenza, ingegnosità nell’ammaestrare il tempo o sopravvivenza di un’esistenza connotata dai grandi spazi vuoti di figlia unica in mezzo a un mondo di adulti e in seguito, da adulta, con adulti dannatamente inquieti e a loro modo respingenti o forse solo appunto, indipendenti come me. Ma sarà una vera scelta il vivere in un certo modo da grandi o tutto è comunque una ripetizione meno passiva della nostra infanzia e un destino irrimediabilmente condizionato dalle nostre radici formative, psicologiche e karmiche? Questa mia presunta indipendenza e libertà, è autentica, oppure anche adesso come allora, è una lotta nel dimostrare di farcela comunque anche senza “di loro”, i grandi, gli altri? Volutamente lancio queste domande provocatorie, sapendo bene che nasciamo condizionati e dotati di libero arbitrio allo stesso tempo, e proseguiamo – ognuno con il suo cammino evolutivo unico e speciale e differente – provando a divenire davvero “liberi”, o individui autentici, nel cammino di ricerca di noi stessi – d’Individuazione – come lo chiama e descrive saggiamente Jung.

Con il transito di Urano a picco sul mio Sole e un Nettuno che non si sposta di un millimetro dalla quadratura a una Venere già abbastanza Nettuniana, si alimentano in me e rimembrano antichi vuoti esistenziali già provati e (così credevo), sviscerati molteplici volte. Che io sia divenuta (dopo millenni di sofferenze e iper sensibilità tenute nella gola), una donna libera e capace di autosostentarsi, con un rapporto sentimentale finalmente costruttivo di quasi 10 anni di scambio sincero, basato su reciproci spazi vitali e autonomia reciproca è un dato di fatto, ma mi chiedo; è davvero così o me la sto nuovamente raccontando in una forma più consapevole e organizzata che da bambina?

Rimangono domande aperte e le verifico caso per caso, individuo per individuo e su me stessa, ogni giorno nella mia vita in gran parte dedicata alla ricerca, l’esplorazione dell’interiorità e lo studio. Siamo così unici e speciali nella nostra storia di vita e di anima, che non si può tracciare una regola generale e un profilo uguale all’altro. Anche lo stesso simbolo/segno per esempio in un Tema Natale di gemelli nati a pochi istanti di differenza di orario e quindi con lo stesso tema di nascita, quest’ultimo viene simbolicamente spartito a metà nella polarità e nella divisione delle due identità per opposti, luci e ombre del medesimo simbolo, integrato per polarità, pur partendo dalla stessa matrice.

Abbiamo tantissimi pianeti, tanti rivoli e sfumature uniche, ma ogni storia di vita gira sempre su uno o due punti/nodi fondamentali detti e svelati a più mandate, compresi e reiterati in più esistenze e diversi gradi di intensità. Per quanto riguarda me, voglio confidarvi una delle mie antiche ferite da ricucire, trasformare, comprendere e attraversare in questa vita, (e tra qualche anno la vedrò ancora e nuovamente da altre angolazioni). Ne ho parlato in altri racconti autobiografici nei miei vari scritti passati, ma in questi giorni – complice la chiarezza luminosa dei pianeti in Leone che abbagliano – vedo ancora più nitida la ferita ed è stata quella del “dovermi in qualche modo bastare”. La consapevolezza dolorosa e ineluttabile, che mi accompagna da quando sono bambina, del sentire di non avere terra sotto i piedi (il mio Fondo Cielo in Pesci, governato da un Nettuno in I Casa), e il non poter mai davvero precipitare in quel meraviglioso mare d’estasi, che forse mi è negato ed io stessa mi nego, che è poter dipendere da qualcuno e affidarmi totalmente in maniera beata e inconsapevole almeno una volta nella vita a quella protezione e guida sapiente, riposandomi un poco dalla fatica invece dello stare all’erta – guardinga come un gatto – diffidente come una lepre – rapida come un fulmine.

Quella fase di amore incondizionato, che senz’altro ho avuto ma che è stata sofferta, per me strappata, e per tutte le persone che come me hanno subito dei grossi contraccolpi nei primi anni di vita, separazioni dalla madre, lutti, o semplicemente incapacità da parte dei genitori di sostenere a sufficienza accompagnandoci nella crescita, è qualcosa che in qualche modo andrà trasformato nella vita da adulta, pur non mancando di risuonare in maniera sofferta a rimpiattino quando meno ce lo si aspetta. Perché l’ombra giunge tanto più è forte la luce.

Per tutti noi – ognuno con sfumature differenti da portare alla luce in questa esistenza – la ferita dell’abbandono ha una sua grossa valenza – e ricerchiamo per tutta l’esistenza anche inconsciamente quell’amore universale che ci faccia sentire Uniti, completi, amati, degni. Nella speranza di amore eterno e incondizionato, nell’abbraccio di madre natura, nella ricerca dell’altra metà del cielo che ci faccia dimenticare di essere individui separati, in qualche modo mancanti e soli. Tutti. Angeli caduti in volo… chi sente di più lo strappo, chi invece l’ha voluto dimenticare e si ritira nel cinismo.

Riviviamo però tutti quanti, nei picchi più difficili della nostra esistenza, ciò che conosciamo come nostro privato inferno personale, quello strappo che temiamo in assoluto, incondivisibile a parole e che ognuno di noi conosce perfettamente – lo strappo che non si vuole più sentire e su cui inevitabilmente si ripassa ogni dannata volta! Io ne ho avuti vari, e molte stratificazioni variegate tra purgatorio, inferno e “infernissimo” come tutti noi, ma forse quello che sottilmente li racchiude tutti quanti insieme ed è il mio tallone di Achille, è la nota sensazione rabbiosa e spaventata del “dovermela cavare da sola”. Rabbia e paura potrebbero essere una buona sintesi di quella sensazione schiacciante di impotenza provata nell’essere lasciata a fare un qualcosa – per me difficile – in cui avrei desiderato essere accompagnata per mano. Sostenuta. Rincuorata o anche solamente guardata dolcemente. La mancanza di sostegno di quell’amore incondizionato che c’è comunque e mi ama nonostante tutto – nonostante io sia debole, nonostante non sia capace, nonostante io non riesca ad essere quello che si pretende che io sia.

Questo è un nodo sofferente che ancora rimane, un mistero da dover sanare. Non ho potuto essere quella piccola frana debole e indifesa, senza sentirmi in qualche modo in colpa, o mancante o peggio ancora, vergognarmi immensamente di essere ciò che ero. Ed è rimasta quella paura conosciuta del “perdere lo sguardo dell’altro” non appena io smetta di essere – essere forte, essere colei che ce la fa – e vedere lo sguardo che se ne va altrove, incurante, indifferente, non appena rimango indietro, ignaro del mio furioso bisogno di vicinanza, del mio tremore, della mia paura e debolezza dell’aver bisogno e il sentirsi negare la richiesta di aiuto, è una ferita grossa nella mia infanzia. Non c’entra qui il bene che mi hanno voluto i miei genitori, non ho nessun dubbio su quello. Hanno amato come loro sanno amare se stessi e come è stata loro modalità di essere, e nella loro modalità non c’era grande attenzione e sensibilità a certe cose.

Non siamo tutti con la stessa soglia percettiva e devo dire che la mia era, ed è tutt’ora, una pelle molto sottile. Non avrei fatto questo lavoro che parla di ciò che non si vede e non si dice apertamente, ma di ciò che si cela e nasconde, che si sente e vuole essere raccolto e compreso, se avessi avuto una pelle più dura e spessa .. ma allora non lo sapevo, e la mia pelle si è scottata fino a rimanere bruciata a lungo.

La mia prima forma di sopravvivenza a quell’estremo desiderio di affetto e cura amorevole, è stato iniziare a trattenere il mio bisogno lancintante di affetto e sostegno, iniziare a farne a meno. Tenere duro, senza mostrare un briciolo di debolezza. Una guerra con me stessa in cui l’aguzzina più dura da sconfiggere sono stata solamente io. Questa è una delle ferite che si conficcano nel profondo e che nonostante tutte le rielaborazioni del mondo, torna a farsi sentire al primo sentore anche lontanamente ripetuto della stessa situazione. Questa è una descrizione perfetta delle modalità di difesa Saturniane contro la sofferenza: rinnegare il bisogno (dolore di privazione), negarlo così tanto da dimenticarmene. Saturno interviene come scudo a proteggere la nostra psiche, negandoci il bisogno e la vulnerabilità, per permetterci di crescere e non sostare troppo in quel dolore in fasi delicate per lo sviluppo della nostra identità.

Ho ricordi molto precoci di me piccina lasciata ad attraversare paesaggi di natura, forse piccoli tratti per “i grandi”, ma per me immensi e spaventosi. Piste da fondo in cui arrancavo malvolentieri con neve sconfinata nelle mani congelate, in cui qualcuno – in genere mio padre – sciava leggero a moltissimi metri di distanza rispetto a dov’ero io. Io, più indietro con il nodo nella gola di lacrime trattenute e forza fisica al massimo per provare ad accelerare senza cadere né – mai e poi mai – piangere. Scogliere sconfinate e solitarie in cui cercavo stelle marine e scheletri di ricci in solitaria, mentre qualcun altro – in genere mia madre – si era arrampicata su qualche promontorio impervio dicendomi “torno subito”. Distese eterne di pomeriggi in cui avevo imparato a tornare da casa da scuola da sola fin dalle elementari nelle strade trafficate di città e mi sentivo forte e dannatamente sola nel farlo. Ore e ore a osservare il cortile di periferia dal mio piccolo balcone, ma non trovavo mai il coraggio per scendere dalla mia torre desolata a fare amicizia come tuttI quanti. Una timidezza invalidante che veniva scambiata per supponenza, arroganza, freddezza. Anche da grande per lungo tempo, ho sentito frasi come “Fallo tu che tanto ci riesci e sei abituata a farlo da sola”. La mia condanna .. è vero che lo so fare da sola ma vorrei che lo facessimo insieme.

Ognuno ha un suo inferno e uno dei miei, è quello di dimostrare di farcela senza nessun problema, e in fondo … in quelle bellezze naturali o in quegli spazi infiniti di silenzio in cui non si ha accanto un interlocutore, io ce l’ho sempre fatta da sola, ma a che prezzo? E non è forse in quegli immensi spazi vuoti di affetto (Nettuniani oserei dire), il luogo dove ho sviluppato maggiore fantasia? In quei tratti di strada con i pugni contratti di rabbia e la tristezza nel petto, sognavo nuvole di panna su cui potermi adagiare per sempre. Sognavo un amore che mi salvasse e scongelasse la paura attaccata come secondo strato di pelle, al mio viso serio e indecifrabile.

Uno psicoanalista mi direbbe, e mi ha anche detto, che è così che si è costellata la mia autostima – dovendo dimostrare di farcela – ed è per questo che continuo ad attirare dinamiche di questo tipo, perché mi ostino a voler dimostrare anche a me stessa di essere in grado, senza mostrare né chiedere apertamente i miei bisogni, per non sentire nuovamente un rifiuto alle mie richiesta negate. A me sembra di aver lavorato tantissimo sull’imparare a chiedere, esporre le mie debolezze e mostrarmi a volte del tutto incapace – anche se spesso risulto poco credibile – eppure certi strappi di dolore tornano anche nel mio presente, forti come allora. Fanno confondere passato e presente nel tempo eterno dei dolori ricorrenti. Perché c’è sempre un modo per ripassare da ciò che conosciamo .. e forse è fatta anche di questa accettazione la vita, e di profonda compassione per ciò che ancora ci colpisce umanamente.

Osservavo dunque in questi giorni di antichi dolori emersi e rivisitazioni della mia storia, la contrazione energetica rappresentata dall’energia Scorpione/ Plutone, la trasformazione e l’attraversamento delle nostre ombre più profonde. E la sto attraversando nuovamente proprio adesso, nelle luce esposta che i vari pianeti estivi stanno attraversando con le energie di Fuoco Leonine (Sole e Mercurio) e Arietine (Marte) . Si sente forte la spinta e l’irruenza al fuori di noi che ci chiede immediatezza, chiarezza, gioia, luce al massimo della sua manifestazione. Visione spalancata dell’orizzonte limpido che non conosce mistero o velatura – come spesso è quell’essere diretto e sincero delle energie dei segni di Fuoco – diretta come il Sole a picco del mezzogiorno… e quasi sempre in questo periodo io invece ho bisogno di ombre e sfumature e mi mancano quelle parti di me così abituate a stare in quella che definisco “Contrazione Scorpionica” o anche “Difesa Saturnina”.


Trovo sempre più analogie tra il simbolo Scorpione (Plutone) di trasformazione e rinascita e il Capricorno (Saturno) che resiste e persevera nella sua fortezza: entrambi resistono a qualcosa. Pianeti in Capricorno sotto i riflettori in questi anni che soprattutto in questi prossimi mesi fino ancora a dicembre, riceveranno la spinta dinamica del Fuoco, da parte di Marte in Ariete. Spinta a scuotere. Spinta a non avere paura e abbandonare un po’ la rigidità di quella fortezza.

Sia Scorpione che Capricorno, sono tra di loro in aspetto di sestile e resistono entrambi a qualcosa da cui si difendono con tutte le loro forze che bussa con irruenza alla porta e vorrebbe farli cambiare. Aprirsi alla fiducia e alla luce della chiarezza e semplicità (Scorpione), crescere e maturare verso la vera autonomia e capacità di guidare (Capricorno). Posso associare a questi due principi e simboli – forti entrambi nel mio tema, pur non essendo direttamente collegati al mio Sole in Toro – alla mia ferita d’infanzia di solitudine e privazione di sostegno e la mia reazione a quest’ultima attraverso il controllo delle emozioni (Plutone) e la rimozione del bisogno (Saturno).

Per i più esperti di astrologia (qui i corsi di astrologia psicologica in partenza tenuti da me), riuscireste così d’istinto a vedere quale archetipo e funzione psichica ha preso il comando nel vostro tema nelle dinamiche coercitive e ripetitive delle vostra vita?

Vi consiglio di stare sulle libere associazioni e sull’intuito, non c è una risposta esatta, ma tanti modi di usare l’astrologia come cammino personale di autocoscienza ed esplorazione di sé. La stessa modalità di associazioni al simbolo astrologico le uso nei consulti personali sul proprio Tema Natale . (qui se volete visionare informazioni sui consulti individuali).

Voi vi chiederete, ma proprio adesso nella stagione delle spensieratezza sentì il bisogno di queste energie collegate a novembre (Scorpione) e gennaio (Capricorno)? . Ebbene sì, noi siamo duali e proprio adesso vi è la possibilità di visitare questi mondi – opposti alla chiarezza della luce d’agosto – come compensazione. E’ proprio nel momento più solare dell’anno – rappresentato dal Sole nel suo domicilio primario – che posso contattare all’interno di me la mancanza e la “privazione” rappresentata da quelle stagioni astrologiche, senza temere di rimanere lì in quel “freddo”. Se usiamo l’astrologia come mezzo esplorativo per capire il funzionamento di tutte le nostre energie di base, potremo vedere tante e mille sfumature che ci dicono dove ogni volta ci imbattiamo, e nel mio caso la parola “difesa” mette insieme il mio primo modello psichico, energie femminili legate alla Terra e l’Acqua, che assorbono e contengono, aspettano e fin troppo immagazzinano.

È qual è il vostro? Avete trovato archetipi e pianeti che pare tolgano luce al vostro Sole, o forse sono il cammino necessario ad esso per trovare il chi è, e sono le tappe d’iniziazione per giungere alla vostra realizzazione personale come Anima? In questi prossimi sei mesi saranno ancora forti le energie di attacco messe in campo da Marte in Ariete e i pianeti in Capricorno, quindi lotta e resistenza, impulso e frustrazione ci faranno da padroni a livello collettivo, regole e libertà. approfittiamone per vedere ancora più a fondo dove noi resistiamo e dove noi ci contraiamo nei vecchi modelli. Ognuno ha il suo, il suo tallone d’Achille e il suo strappo nella manica che nasconde e reagisce, io vi ho narrato – come faccio spesso a ruota libera – un pezzo del mio modo di usare l’astrologia a livello biografico – psicologico, e potrei andare avanti ancora con le associazioni e le assonanze, e se vorrete seguirmi in questo cammino, potrete anche voi narrare la vostra storia con l’occhio saggio mostratoci dalle stelle.

Per ora vi auguro dei bei giorni centrali di agosto, ricchi di calore e spensieratezza all’aria aperta, ovunque voi siate, e a presto i prossimi giorni con la Luna Nuova che pubblicherò a breve e sarà esatta il 19 agosto 2020.

Anna Elisa Albanese

Non credere mai che il destino sia qualcosa di più del condensato dell infanzia.” Rainer maria Rilke

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2 Comments
  • Avatar
    Sara
    Posted at 12:13h, 23 Agosto Rispondi

    Meraviglioso, mi ha risuonato molto, grazie

  • Avatar
    Luciana
    Posted at 03:44h, 19 Agosto Rispondi

    Grazie per la condivisione

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