CHARLES BUKOSKI

CHARLES BUKOSKI

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CHARLES BUKOSKI, 16 agosto 1920, LEONE ascendente TORO

Va bene, so che siete stanchi di
Sentirla
Ma che ne dite di un’ultima volta?
Tutte quelle minuscole stanze in tutte quelle città
Andando da una città all’altra
Da una stanza all’altra
Terrorizzato e nauseato da com’è la gente.
Era uguale in ogni posto
Migliaia e migliaia di miglia passate
A guardare da un finestrino di un bus Greyhound
Ascoltandoli parlare, guardandoli,
le teste, le orecchie,
il modo di camminare.
Questi erano alieni giunti da qualche al di là
Parallelepipedi perpendicolari senza vita
Mi affondavano la lama nello stomaco
Persino le ragazze adorabili
Con l’occhio astuto, i corpi magici e molli
Erano solo un anticipo su un
Miraggio
Un trucco a buon mercato della vita.
Ho vagato di stanza in stanza
Di città in città
Nascondendomi, cercando, aspettando…
Per cosa?
Per niente tranne
L’irresponsabile e negativo
Desiderio
Di almeno
Non essere uguale a
Loro.
Amavo quelle vecchie stanze
I tappeti consunti
Il bagno in fondo
Al corridoio
Persino ratti e
Topi e bagarozzi
Erano buoni compagni…
E lungo la strada
Non so come scoprii

La musica classica.
Avevo un vecchio giradischi.

E invece di mangiare
Usavo i miei quattro soldi
Per comprare vino scadente
E dischi.
E m’arrotolavo sigarette,
fumavo, bevevo,
ascoltavo musica
al buio.
Ricordo una notte
Speciale
Quando Wagner davvero
Scoperchiò il soffitto
Della mia stanza.
Ebbro di gioia
Mi tirai su
Dal letto
Piantato
con
Le braccia alzate
Al soffitto
E colsi la mia immagine
Nello specchio
E di me non era rimasto
Più niente
Uno scheletro d’uomo
Giù da 200 libbre
a
130
con le guance scavate.
Vidi questo macabro teschio
Che mi fissava
Ed era così
Ridicolo
E così
Simpatico
Che cominciai a ridere
E dentro lo specchio
L’immagine rise con me
E diventò
Buffo e sempre più buffo
Mentre alzavo più in alto
Le braccia
Al soffitto.
E in quelle vecchie
Stanze
Per mia fortuna
C’erano vecchie padrone di casa gentili
Con il Cristo appeso
Sul muro delle scale
Ma ciononostante
Sempre molto gentili.

“mr chinaski, il suo affitto è
in ritardo, va tutto
bene?”
“oh sì, molte grazie”
“sento suonare la musica
giorno e notte
lei sta
seduto nella sua stanza
giorno e notte
con le persiane abbassate…
va tutto bene?”
“sono uno scrittore”
“uno scrittore?”
“sì, ho appena inviato qualcosa
al ‘new yorker’
sono certo che molto presto
si faranno sentire”
chissà come
se dicevi
che eri
uno scrittore
avrebbero
sopportato
ogni sorta di scuse
specie se eri
nei tuoi
primi
vent’anni.
(più tardi, sarebbe stata
dura
vendergliela
come avrei
scoperto)
ma amavo quelle
piccole stanze in tutte
quelle città
con tutte
quelle padrone di casa
e brahms
e sibelius
e Šostakovic
e ives
e sir edward elgar
e le sonate di chopin
e borodin
beethoven
hayden
handel
mussorgskij
ecc.
Adesso, chissà perchè, dopo
Decenni di
Quelle stanze
E lavori da rompersi il
Culo
E dopo aver gettato via
Letteralmente 40 o 50
Libbre di manoscritti
Respinti
Ritorno ancora a una
Piccola stanza
Qui
Per raccontarvi
Ancora una volta
Il prodigio della
Mia follia
Di allora.
Ora la differenza
Consiste in questo
Che mentre la mia scrittura non è
Cambiata granchè
La mia fortuna
Sì.
Ed era
In quelle stanze
Alla mezza luce delle
Quattro di mattina
Che un uomo ridotto
Sullo scaffale del nulla
Era abbastanza giovane
Allora
Per rimanere giovane
Sempre.
Stanze di
Gloria.

‘Completamente matto’ di
CHARLES BUKOWSKI

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