Ariete

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Ariete e il mito del Vello d’Oro

 

Uno dei miti dell’Ariete è senz’altro il mito di GIASONE e gli argonauti e la conquista del vello d’oro. Ovviamente si trattava di un vello d’oro, perchè il montone è simbolo dell’Ariete. Potete considerarlo, se volete, come il SIMBOLO DELLA META ULTIMA dell’Ariete, sia essa la REALIZZAZIONE DELLA PROPRIA INDIVIDUALITà, o il compimento della propria ricerca, o la liberazione della donzella, o qualsiasi altra cosa.
Giasone , come un vero Ariete, viene a sapere di questo fantastico vello ed è incantato nel sapere che è impossibile IMPOSSIBILE trovarlo. Questo solo lo incoraggia. Così parte con la sua banda di allegri compagni, gli argonauti, supera molti terribili pericoli finchè giunge in Colchide dove è nascosto il vello, e lo cattura.

Il mito di Giasone non si conclude però felicemente. In un certo senso mette in luce i PERICOLI che l’Ariete affonta nella sua ricerca, per conquistare il vello d’oro Giasone deve ottenere l’appoggio di una principessa-maga, Medea, figlia del re della Colchide, che si innamora perdutamente di lui. E’ così audace, così eroico, così prode, così nobile! E’ tanto innamorata che per aiutarlo, è disposta persino a sacrificare la vita del fratello. Va tutto bene fino al ritorno. Il vello d’oro fa montare la testa a Giasone, e lui comincia a comportarsi come una stupidissima pecora più che come un montone d’oro. Cerca di abbandonare Medea per sposare una principessa più bella e giovane. Ecco il problema dell’Ariete: una volta che ha RAGGIUNTO LA META, SPESSO DIMENTICA L’AIUTO CHE HA RICEVUTO LUNGO LA VIA. Oppure SI ANNOIA, e passa ad altro.
Medea non è una donna da sopportare un simile tradimento, probabilmente era nata Scorpione , e invece di ritirarsi graziosamente per lasciare il posto alla favorita, massacra i due figli avuti da Giasone, avvelena la giovane sposa con una veste nuziale impregnata di un terribile veleno, e fugge sul suo carro trainato da draghi alati.
Da quel momento la figura di Giasone è in declino. In un certo senso di potrebbe dire che egli sottovaluta O TRASCURA IL POTERE E IL VALORE DEL FEMMINILE. E molti Arieti lo fanno; per loro il mondo è popolato da da eroi e da nobili gesta, ma spesso trascurano il potere della GENTILEZZA, della PAZIENZA, della COMPRENSIONE, del COMPROMESSO, dell’ADATTAMENTO.

Anche le donne Ariete agiscono spesso così, ricordate Giovanna d’Arco che insisteva a portare abiti maschili. Così il nostro Giasone va incontro alla sciagura, NON TANTO PERCHè ABBIA FALLITO, ma perchè vuole prendere in considerazione solo i propri desideri, la propria visione, i propri valori. E come risultato si attira la vendetta.

Questo mito tocca I BISOGNI PIù PROFONDI DELL’ESSERE ARIETE. C’è il bisogno DI AVERE UNO SCOPO, perchè senza uno scopo la vita dell’Ariete è come priva di significato. Può essere un obiettivo a breve termine o a lungo termine, ma ci DEVE ESSERE UN QUALCHE SCOPO.
C’è il BISOGNO DELLA RICERCA, sia sotto forma di qualche viaggio che porti l’uomo verso il pericolo ma che termini con una ricompensa agognata e quasi impossbile, sia sotto forma di qualche battaglia che fa correre molti rischi MA CHE DIFENDE GLI IDEALI E LE VISIONI PER CUI è SORTA.

L’Ariete è un segno di idee nuove e di cambiamento, e il bisogno di PROMUOVERE IL CAMBIAMENTO è profondamente insito nel segno. L’Ariete come primo segno, il segno della primavera, è IL SIMBOLO DELLA NUOVA VITA dopo il freddo e arido inverno. Tutta la natura annuncia la primavera con un’esplosione di vita e di colore, talvolta in modo precipitoso, talvolta avventato, talvolta prematuro, ma col ricordo che ogni cosa ha una nuova nascita. Per l’Ariete è una primavera costante, una sfida costante a mettere fine alla morsa dell’inverno, uno sforzo costante a far NASCERE UNA NUOVA VITA dalle terre gelate.

Per quanto irascibile, impaziente e sgraziato possa essere, il nostro campione difensore fa in modo che la vita progredisca, cambi, cresca. Sotto un certo aspetto per riuscirvi deve essere un po’ duro, a volte insensibile, e forse in quest’età più sobria nella quale abbiamo dimenticato cavalieri e cavalleria e amor cortese, abbiamo imparato ad accettare e accettare troppi compromessi, vale la pena ascoltare più da vicino la voce dell’Ariete.

 

estratto da testi di Liz Greene

 

ARIETE e il simbolismo cromatico

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Rosso scarlatto – Rosso carminio

 

Segno cardinale, elemento di fuoco, domicilio di Marte.

Il simbolismo cromatico del rosso richiama al sangue, alla guerra esperita come forza vitale, centrifuga, impulsiva, aggressiva. Per la tonalità di rosso scarlatto, alla quale associamo la lotta, il coraggio, la furia distruttrice-creativa o creatrice-distruttiva, possiamo citare Marte che nell’antichità era appunto descritto e rappresentato in rosso scarlatto.

A lui sono attribuiti il ferro e la terra ferruginosa.

Bizzarramente il mito dice che Marte, nella sua relazione con Afrodite, che è anche la dea dell’amore e quindi rientra a sua volta nella sfera del rosso, genera Armonia. Quando la componente rossa del guerresco entra in fusione con la componente dell’amore, nella scala psichica del rosso può realmente dare luogo a un’armonia.

Il rosso carminio è il colore dei martiri che vengono sempre presentati con vesti di questo colore e simboleggia il sacrificio, il rischiare la propria vita per ciò che sembra irrinunciabile. Può essere un aspetto del tipo Ariete, che nel suo furore si immola, si offre in sacrificio e infine intraprende arude imprese.

Il rosso partecipa anche al simbolismo del fuoco. E’ il terzo colore necessario che, nell’uomo primordiale dopo il nero della notte e la luce bianca del giorno, rappresentò qualcosa di altrettanto emozionante, legato al sangue, e quindi alle passioni e al fuoco, apportatore di vita e di morte: Eros e Thanatos. Mentre la coppia bianco – nero si proponeva a significante della contrapposizione: luce – oscurità, giorno – notte, bene – male, il rosso è l’inizio, nel nero della realtà indifferenziata.  Nel simbolismo cromatico è il colore dello zolfo, immagine dell’archetipo che anima la materia, con il suo impulso fecondatore, sottolineando l’aspetto maschile dello spirito inteso come principio illuminante.

La consapevolezza della risonanza affettiva del rosso, è spesso usata nel cinema. Cito l’esempio del cappottino rosso di Schindler’s list di Spielberg, film girato quasi completamente in bianco e nero, non soltanto per un intento realistico, ma anche a giustificare simbolicament come Auschwitz – Birkenau sia stato davvero un inferno dell’assenza di umanità, un vuoto di presenza, un territorio da cui sono stati cancellati i colori della vita: una sola eccezione la piccola ebrea con il cappotto rosso, un grudo “rosso” che afferma la sua volontà di esistere.

Si può quindi concludere che il rosso nella sua fisicità veicola intensi valori emozionali, avvicina l’uomo al cosmo; è un colore del soggetto,con un attività che tende verso l’alto. Chi è attratto da questo colore può avere un atteggiamento passionale e impulsivo verso la vita. Si può intuire che il tipo Ariete sia immerso nella naturalità e immediatezza degli istini e degli affetti.

Anna Elisa Albanese

 

 

 

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Il cappottino rosso di Schindler's list

 

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