FRIDA KAHLO

05 lug FRIDA KAHLO

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FRIDA KAHLO nata il 6 luglio 1907, CANCRO ascendente LEONE

 

“Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io.
Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me.
Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te.”

Frida Kahlo

 

Un Tema anche questo che mi pone domande aperte sul destino o sull’essere pre-destinati, sul dolore e sulla possibilità di fare arte; è nessessario soffrire così tanto per poter creare? Oppure è l’arte che ha potuto essere salvifica in un altrimenti destino solo di dolore?

Fridha Kahlo, nel pieno della sua vitalità giovanile, diciotto anni, ebbe un incidente gravissimo, all’uscita di scuola salì su un autubus con Alejandro per tornare a casa e pochi minuti dopo rimase vittima di un incidente causato dal veicolo su cui viaggiava ed un tram. L’autobus finì schiacciato contro un muro. Le conseguenze dell’incidente furono gravissime per Frida: la colonna vertebrale le si spezzò in tre punti nella regione lombare; si frantumò il collo del femore e le costole; la gamba sinistra riportò 11 fratture; il piede destro rimase slogato e schiacciato; la spalla sinistra restò lussata e l’osso pelvico spezzato in tre punti. Inoltre, un corrimano dell’autobus le entrò nel fianco e le uscì dalla vagina. Nel corso della sua vita dovette subire ben 32 operazioni chirurgiche. Dimessa dall’ospedale, fu costretta ad anni di riposo nel letto di casa, col busto ingessato. Questa situazione la spinse a leggere libri sul movimento comunista e a dipingere.

Ci sono vari astrologi che si sono occupati di studiare i transiti dell’ora esatta del suo incidente nel suo Tema Natale, capire esattamente quale tipo di sincronicità ha potuto abbattarsi così tutta insieme.  Io non so davvero quale sia la reale risposta alle tragedie della vita e al motivo per cui alcuni ne vengano travolti più di altri. Posso pensare a un karma a un destino più grande che si svela di vita in vita, ma per la persona nella sua vita attuale, non sono queste motivazione che possono dare senso e consolare. O almeno, non a sufficienza.

Il suo rapporto con il sacrificio e una morte dell’Anima, si può forse rintracciare dalla posizione e il segno di Saturno in Pesci, il sacrificio del mondo, la vittima sacrificale prescelta, l’ascesi artistica e spirituale della sua vita, sono state la sua trasformazione catartica in una morte – rinascita continua ( Casa 8).

Quello che di Frida ho amato di più, anche se non l’ho mai conosciuta, ma ho solo letto notizie biografiche e suoi scritti, è stata la forza immensa nel non compatirsi mai. Credo che la sua abbondanza d’acqua come Elemento, i pianeti in Cancro, Sole, Nettuno, Giove e Nodo Lunare in Casa 11 in trigono a Saturno nei Pesci, siano stati per lei la sua croce e delizia nell’essere riuscita a ripartorirsi ogni volta, partorire le sue opere ed entrare nella vita con il sentimento e la profondità emozionale sempre al primo posto.

Famosa la sua passionalità, i suoi scambi intellettuali con i gruppi e l’impegno politico, le sue molteplici relazioni amicali e le ispirazioni e le sue crescite tramite essi (abbondanza di pianeti in Casa 11) –  la storia tormentata con il pittore Diego Rivera, maestro, amico, marito, famoso per la sua infedeltà i continui tradimenti che anche lei visse sia con uomini che con donne (una sbarazzina Venere in Gemelli quadrata a Saturno in Pesci). Tutto il ventaglio delle emozioni umane, ogni relazione, ogni storia che inizia e finisce, se pur clandestina o breve, ha in sé la potenza dello scambio tra due anime, del flusso di abbandono di se stessi a un altro essere. E’ un viaggio, una via di autoconoscenza, nell’atto stesso dell’intimità vi è una piccola morte, un passaggio nelle zone remote del nostro essere più profondo, un penetrare nei nostri strati di paura e di bilico nel confine dell’Io che incontra il Tu (Saturno in Pesci in 8 Casa).

Tutta la vita ha avuto il dolore del corpo e il dolore di non poter creare biologicamente e non essere madre; quando rimase incinta il suo corpo non sopportò la gravidanza e perse il bambino. L’immensa potenza creatrice del Cancro fu vissuta tramite l’arte e tramite l’amore. La fame affettiva Cancerina, colmata a tratti forse dalle passioni e dall’ispirazione, dalla politica, si è dovuta trasformare e trascendere in qualcosa di meno tangibile di un figlio proprio. Ha dovuto creare qualcosa per il mondo e non per se stessa.

Ma la vera forza che non si arrende, con orgoglio e testardaggine, che ha potuto dare grinta alla spesso mancanza di coraggio del Cancro, è stata la sua 5 Casa con Marte e Urano congiunti in opposizione alla Casa 11. Se consideriamo anche l’Ascendente Leone, è presto comprensibile come lei abbia avuto in sè, una grandissima esigenza di emersione dalle acque timidamente Cancerine, che l’ha portata alla visibilità e a un certo grado di notorietà, anche in vita. Questo Marte e Urano, un’energia incontrollata, ribelle e con un grande carico anche distruttivo,  mi richiamano qualcosa di improvviso e deflagrante come l’incidente avuto, ma mi danno anche l’idea della sua immensa anti convenzionalità nella pittura, la sua capacità di rinnovarsi di continuo e di creare con la fatica e la costanza ( CapricornoUrano) e di portare messaggio collettivi e universali al mondo ( Mercurio in Leone in 12 Casa).

La sua Luna in Toro ha quindi partorito arte, intessuta con le mani e il sudore della fronte, nel dolore fisico e nella terra delle sensazioni corporee, una donna in pieno contatto con tutta la generatività del femminile, che ha creato e vissuto, malgrado tutto.

Non so rispondere alla prima domanda che ho posto, se è grazie al dolore che si può creare, o se è l’arte ha salvarci dal dolore. Io credo che entrambe siano il rovescio della stessa cosa, l’arte non ti salva dal dolore ma senza dolore forse non è possibile arrivare a percepire l’immensità di certi sentimenti, altrimenti irraggiungibili nelle condizioni normali. E poi quali sono le condizioni normali? A volte il dolore sordo di una vita sempre uguale a se stessa senza bagliori di mutamento, non è forse più dolorosa di una vita intensa e senza tregua? Bisognerebbe farne esperienza di entrambe o forse di tante vite per poter provare a giudicare qualcosa, e io penso che non si possa sapere mai, come sta un altro essere umano veramente. E’ sempre filtrato dal nostro sentire.

Posso solamente pensare, che Frida dopo un incidente del genere, solo grazie alla sua capacità di rinascere ogni volta a vita nuova (il più profondo significato del Cancro è essere madre di se stesso), ha potuto attraversare la sua vita e vederla a colori e attingere all’immaginario vastissimo e surreale ritratto nelle sue opere, in cui convive dolore personale e collettivo nella potenza che è solo il simbolo è in grado di aprire e portare su un altro livello, che non è quello della mente.

Questo crinale forse non sarebbero mai potuto essere, senza la sua immensa capacità di entrare negli abissi neri e infiniti della sua Anima  e affrontare il bilico tra la vita e la morte ogni volta (Saturno in Pesci in 8 Casa), avendo il coraggio di attraversare quel dolore senza nessuno sconto e sapercelo infine mostrare, nel dono immenso che solo certi artisti – angeli hanno potuto compiere per noi come atto di amore con la A maiuscola.

Le ultime parole che scrisse nel diario prima di morire furono: “Spero che la fine sia gioiosa e spero di non tornare mai più.”

 

Anna Elisa Albanese

 

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“La mia notte è senza luna. La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una luce grigia che filtra dalle finestre. La mia notte piange e il cuscino diventa umido e freddo. La mia notte è lunga e sembra tesa verso una fine incerta. La mia notte mi precipita nella tua assenza. Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore. La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine. Cerco un punto di contatto: la tua pelle. Dove sei? Dove sei? Mi giro da tutte le parti, il cuscino umido, la mia guancia vi si appiccica, i capelli bagnati contro le tempie. Non è possibile che tu non sia qui. La mie mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano, il mio corpo non può comprendere. Il mio corpo ti vorrebbe. Il mio corpo, quest’area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore, il mio corpo reclama qualche ora di serenità. La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio. La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo. La mia notte mi soffoca per la tua mancanza. La mia notte palpita d’amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra. La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce. Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita. La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale. La mia notte mi brucia d’amore.”

Frida Kahlo

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